Cronache mondiali ( road to Euro 2008 )

martedì, novembre 07, 2006

La strada giusta


Dopo la vittoria di Roma con la (fisicamente) temibile Ucraina, la nazionale campione del mondo si concede il bis in trasferta, battendo per 3-1 la Georgia di Kaladze.
Già al 18' minuto gli azzurri passano in vantaggio con un tiro della distanza di De Rossi, sul quale il portiere Lomaia si fa trovare impreparato.
I padroni di casa però non si arrendono ed è così che poco dopo trovano il gol del pareggio di Shashiashvili, il quale risolve una mischia nell'area di rigore azzurra con un tiro dal limite sul quale nulla può Gigi Buffon.
L'Italia è costretta ad alzare i ritmi alla ricerca dell'indispensabile vantaggio e, mentre Luca Toni non riesce a sfruttare 2 grosse occasioni, la Georgia va vicinissima al secondo castigo, cogliendo un clamoroso palo sul finire della prima frazione.
Il match si risolve nella ripresa, quando i padroni di casa restano in 10 per l'espulsione di Kankava ( inutile e deleteria la sua seconda ammonizione) e gli azzurri ne approfittano subito realizzando il gol del 2-1: cross dalla sinistra di un brillante Di Natale e zuccata vincente dell'accorrente Camoranesi, l'oriundo dal gol facile.
L'Italia a questo punto prende in mano le redini del gioco e mette al sicuro la vittoria con il 3-1 finale, ispirato ancora una volta da Di Natale e realizzato da Perrotta, la cui conclusione vincente viene deviata in rete da un difensore georgiano senza lasciare scampo all'estremo difensore.
Ora siamo terzi in classifica a 7 punti, 2 in meno dell'accoppiata Scozia-Francia a 9 e con l'Ucraina a 6 punti ma con una gara in meno rispetto alle concorrenti.
La lotta si fa dura ma la strada intrapresa da Donadoni sembra essere (finalmente) quella giusta.

clicca QUI per la sintesi video della partita

sabato, ottobre 07, 2006

Siamo ancora vivi!


Dopo la tempesta , il cielo sembra schiarirsi ed il natante azzurro ritrovare la rotta.
Quella rotta che porta all'europeo è un viaggio ancora lungo e difficile, poichè le tappe sono ancora molte ed il timoniere, non essendo quel che si dice un lupo di mare, si dimostra ancora un pò incerto sul da farsi; ma l'equipaggio, messe da parte le botti di ruhm della festa, pare tornato solido e affidabile. Così l'assalto al bastimento ucraino frutta finalmente un bottino adeguato ai denti dei mozzi azzurri: 3 preziosi punti d'oro massiccio che di certo alzano il morale dell'equipaggio in vista dei prossimi decisivi incontri.
Certo ci vuole quasi un'ora, ma poi il goal arriva: Toni viene strattonato in area da un avversario, l'arbitro vede tutto e fischia il rigore che il freddo Oddo, davanti al proprio pubblico , piazza abilmente in rete.
Gli spazi si aprono, le squadre si allungano, l'una alla ricerca del raddoppio e l'altra del pareggio; chi ne guadagna è l'Italia perchè in porta ha una saracinesca chiamata Gigi Buffon e in attacco può contare su di un più libero Luca Toni che, imbeccato da un lancio al bacio del neoentrato Di Natale, sigla il 2-0 della sicurezza con un tiro potente sotto l'incrocio dei pali.
Sicuramente degna di nota, un'altra pregevole combinazione tra Toni e Di Natale con il primo che tocca di tacco il pallone al secondo, liberandolo per il tiro al limite dell'area; l'azione meriterebbe il gol ma il portiere ucraino si oppone, impedendo così al pubblico romano di esultare a dovere.
Qualche pericolo di troppo lo corriamo, bisogna mmetterlo, ma fino alla fine Buffon fa buona guardia e mantiene immacolata la propria porta, cosa che non si verificava dalla precendente sfida mondiale con Sheva e compagni.
Ora, con il vento in poppa, puntiamo verso la Georgia, per capire se la tempesta è davvero passata e se la corazzata francese è davvero così irraggiungibile...

giovedì, settembre 07, 2006

Quando la sconfitta diventa umiliazione



La rivincita se la sono presa... eccome! La coppa resta in mano nostra, certo, ma non si doveva permettere alla Francia di farci fare la figura dei cioccolatai...
Dopo il 3-1 subito al St Denis di Parigi, gli azzurri si giustificano di cendo che "Manca la condizione", ma in realtà è evidente a tutti gli italiani che la squarda difetta d'altro: la voglia, gli stimoli, la fame di vittoria sono del tutto scomparsi, probabilmente sono rimasti allo stadio olimpico di Berlino; a parte rare eccezioni, vedi l'indomito, infinito Gattuso, gli undici di Donadoni sono apparsi svuotati, colpiti da un'apatia non giustificabile per dei campioni del mondo.
La difesa impenetrabile dell'avventura germanica è diventata un colabrodo: sei reti subite in sole 3 partite; anche l'attacco non brilla, con 2 gol in 270 minuti.
Urgono provvedimenti caro ct: prima ancora del gioco e del giusto modulo tattico, occorre ritrovare compattezza, umiltà e coraggio.


Sintesi della partita con il commento dell'irritante, juventinizzato Tardelli.

mercoledì, agosto 09, 2006

Tutto accadde un mese fa...




Un mese è ormai passato da quella gran sera di luglio

con la coppa alzata in alto per poter vederla meglio,
con i nostri atleti azzurri agghindati da campioni
che festeggiano a Berlino ed intonano canzoni.

Quanto abbiam sofferto nella lunga maratona,
dalla rete di zizou al gol di matrix che ci sprona,
dai prodigi di Buffon e delle sue mani sante
al rigor di Fabio Grosso che di gioie ne da tante.

Ancora "je rode" ai tanto odiati transalpini,
non vogliono accettar di averle prese dai cugini.
Ma più che alla coppa pensino alla perduta faccia
per colpa di Zidane cacciato da Elizondo nella doccia.

Non ce la voglion proprio far passare liscia
e protestan con tutti a più non poscia:
In vasca agli europei il treno azzurro fan fermare
ed il milan poi vorrebbero dalla Champions squalificare.

Cosa volete? Ha vinto il più forte!
anche senza Moggi, Ricucci e Consorte.
Lasciateci goder mentre cuciam la quarta stella
la più giovine, la più splendente, forse la più bella.


lunedì, luglio 10, 2006

Grazie Campioni!



Grazie ragazzi! Grazie per aver trasformato in realtà un sogno magnifico, per aver riportato a Casa la Coppa dopo 24 anni di delusioni, illusioni e sofferenze. Grazie per aver riacceso, con la vostra impresa mondiale, la passione per il calcio di milioni di italiani traditi dalle rivelazioni del caso “calciopoli”. Grazie per aver dimostrato che, se lo volete, siete ancora capaci di lottare con umiltà e determinazione, dando a tutti lezioni di fair-play e sportività.
Siete stati in grado di reagire alle critiche (spesso giustificate) e avete avuto la saggezza di lasciare spazio più ai fatti che alle parole, ritrovando così il sostegno della gente.
A voi va riconosciuto il merito di esservi compattati creando un gruppo unito e vincente, capace di superare ostacoli imprevisti e apparentemente insormontabili, di soffrire e crescere allo stesso tempo, di superare le invidie ed i malcontenti personali, di ottenere con merito una vittoria storica e gloriosa.
Rossi, Tardelli,Zoff e gli altri eroi dell’indimenticabile favola mundial dell’82 hanno trovato i loro eredi; il fatto che quella squadra sia stata oggettivamente superiore dal punto di vista tecnico non sminuisce la grandezza dei neocampioni, costituisce invece motivo di orgoglio per aver raggiunto questo grande risultato grazie a protagonisti inaspettati come Grosso, Gattuso, Materazzi, ragazzi di grande cuore che sono nati e cresciuti nei campi di provincia. La loro vittoria è anche la vittoria del calcio delle serie minori, un mondo che viene troppo spesso ignorato e sottovalutato ma che costituisce certamente l’espressione più autentica del movimento calcistico italiano.
Dopo Dino Zoff è spettato a Fabio Cannavaro l’immenso onore di alzare per primo la coppa al cielo; io, come tanti altri, ero sostenitore del fatto che il difensore napoletano non fosse degno di essere il capitano della nazionale, sia per le sue dichiarazioni sconcertanti durante il ritiro di Coverciano, nelle quali sminuiva il ruolo dei dirigenti juventini nella vicenda del calcio scandalo, sia per gli atteggiamenti violenti e antisportivi assunti nelle ultime partite del campionato di serie A.
Ebbene, va dato merito a questo uomo di aver saputo fare tesoro delle critiche ricevute, di essere riuscito in così poco tempo a correggere il proprio atteggiamento, trasformando la propria figura da quella di un Capitan Fracassa qualsiasi a quella di Capitano Coraggioso, baluardo insuperabile per gli avversari ed elemento trascinante del team azzurro… Giù il cappello e onore al vincitore.
Siamo ormai tutti saliti sul carro dei vincitori, ma forse è giusto così, perché come gli azzurri abbiamo sofferto (se non di più) in quei 120 minuti e oltre della finale con la Francia; una partita nata male, con quel rigore causato da un ingenuo Materazzi, caduto nel tranello ordito da Malouda, già in volo prima del contatto. A realizzare ci pensa Zidane, alla sua ultima apparizione, con un colpo a “cucchiaio” tanto rischioso quanto fortunato: il pallone colpisce infatti la traversa e cade oltre la linea di porta di pochi centimetri, quanto basta per battere Buffon. Gli azzurri non si lasciano prendere dal panico e mettono sotto gli avversari prevalendo nella corsa e in determinazione, meritandosi così il gol del pareggio: Camoranesi conquista un calcio d’angolo sulla destra, Pirlo lo batte e Materazzi, come nel match con i cechi, salta verso il cielo e colpisce il pallone di testa verso Barthez, che può solo raccogliere la sfera dalla rete.
Il punto debole dei francesi sono i cross dalle fasce e i nostri cercano di approfittarne, prima con Materazzi che viene fermato per un dubbio fallo, e poi con Toni che, di testa, tira clamorosamente la palla sulla traversa.
Il primo tempo è decisamente a nostro favore e anche se i ragazzi di Lippi sembrano meno brillanti del solito, Totti in primis , comandiamo il gioco ed il possesso palla; gli unici seri pericoli sembrano essere Zidane, vero direttore d’orchestra dei galletti, Henry con i suoi movimenti imprevedibili e il veloce Malouda , che Zambrotta fatica a contenere sulla destra.
A sorpresa però, nel secondo tempo gli avversari salgono in cattedra soffocando ogni nostra iniziativa; Henry è una minaccia costante e la difesa azzurra, guidata da Cannavaro e Buffon, riesce sempre a salvarsi in qualche modo. L’unica occasione per noi arriva sulla testa di Toni ,che sfruttando una punizione di Pirlo dalla sinistra, insacca abilmente di testa, ma è solo un urlo strozzato in gola perché il centravanti è pescato in posizione fuorigioco da Otero, l’assistente dell’arbitro Elizondo, ed il gol viene giustamente annullato. Sul ribaltamento di fronte Henry è ancora pericolosissimo ma Buffon chiude la porta a chiave.
La fatica è tanta da entrambe le parti, così come la paura di perdere; inevitabili quindi i tempi supplementari.
Inutile farsi illusioni, nonostante le forze fresche messe in campo da Lippi (Del Piero, De Rossi e Iaquinta per Totti, Perrotta e Camoranesi) i nostri non riescono a farsi pericolosi, spaventati di subire un gol che vorrebbe dire sconfitta.
Gol che rischia di arrivare poco dopo, quando Zidane, con un colpo di testa prodigioso, manda il pallone sotto la traversa, trovando però Buffon, in versione salvatore della patria, pronto ad opporsi con una parata da fuoriclasse.
L’incredibile accade al 5° minuto del secondo tempo supplementare: proprio Zidane, fino a quel momento indiscusso miglior giocatore in campo, parlotta con Materazzi; sembra un normale attimo di nervosismo, ma quando tutto sembra essersi risolto Zizou torna sui suoi passi e colpisce il difensore azzurro con una violenta tesata allo sterno.
L’ incredulità è pari solo allo sconcerto, anche perché sembra che né arbitro né guardalinee abbiano visto l’accaduto. Ci deve pensare il quarto uomo, con l’aiuto di un monitor presente nelle vicinanze, a suggerire a Elizondo di espellere il francese; è la vittoria della moviola in campo e la fine di una carriera di certo splendida, invidiabile, irripetibile ma altrettanto certamente macchiata da un comportamento inaccettabile, soprattutto se si pensa ai milioni di piccoli fans che vedono in Zizou un simbolo da imitare.
E’ un segno del destino: i tempi supplementari volgono al termine mentre la Francia perde il suo campione, il suo punto di riferimento; l’altalena emotiva sembra a questo punto favorire l’Italia ma per vincere bisogna prima passare per l’inferno… l’inferno dei calci di rigore. 90’,94’,98’… quante delusioni dagli undici metri ci ha regalato il passato!
La sofferenza è grande, seguiamo Pirlo mentre va verso il dischetto…. Rincorsa,tiro…Gol! E uno è andato!
Tutti speriamo in San Gigi, in un suo ulteriore miracolo… Wiltord però non sbaglia e pareggia il conto.
E’ la volta di Materazzi… Gol anche per lui!
Ora tocca e Trezeguet… Buffon lo conosce bene… speriamo, trepidiamo….Traversa!! Traversa!! David sbaglia da solo e nelle piazze italiane gremite di tifosi, spopola il gesto dell’ombrello.
Forse stavolta ce la facciamo, forse stavolta “usciremo a riveder le stelle”…
De Rossi… Gol!
Abidal… Gol!
Del Piero… Gol!
Sagnol… Gol!

Siamo giunti alla fine; l’ultimo rigore, quello decisivo per la vittoria tocca a Grosso, l’emblema di questa Italia operaia, il goleador che ha rotto il sogno dei tedeschi e ha mandato a casa gli australiani… Gooooooooooooooooooooooooooool !!!!
Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!
Non è più un sogno, è tutto vero! Dai Capitano, alzala! Alza la coppa per noi!!!

Grazie ragazzi, grazie campioni, l’Italia s’è desta e ora è in festa.



La sintesi della partita:


Caressa & Bergomi in "Campioni del mondo!"


La gioia azzurra nello stadio di Berlino...da brividi!

giovedì, luglio 06, 2006

Gli Azzurri che fecero l'impresa


Uno stadio inviolato (il Westfalen), una squadra imbattuta sostenuta da 60.000 tifosi sugli spalti (la Germania), una gogna mediatica messa in atto da giornali tedeschi di bassa lega (ricordiamo l’appellativo “italiani parassiti” fra i più “umoristici” insieme allo “sciopero della pizza”)… Contro tutto e tutti, i nostri ragazzi hanno fatto l’Impresa battendo la squadra di casa con una prestazione da leggenda, segnando 2 magici gol negli ultimi minuti dei tempi supplementari, guadagnandosi così il biglietto per la finale di Berlino del 9 luglio. Una vittoria storica, meritata, ottenuta grazie al cuore, la determinazione, l’umiltà, lo spirito di gruppo e il coraggio di giocatori e tecnico (ebbene sì anche lui..); una vittoria che ha esaltato la notte degli italiani di tutto il mondo e che vale doppio per i connazionali che vivono e lavorano in Germania, continuamente stuzzicati e apostrofati dai colleghi teutonici… camminate a testa alta! Ora più che mai! Ma cominciamo con ordine: Atmosfera e abiti da “grande occasione” in tribuna vip dove Beckenbauer sfoggia una cravatta a righe viola e il cancelliere Angela Merkel indossa un improponibile abito in stile “festa di S.Patrizio” (ricordate la sfigatissima Prinz verde?... Uguale!); per noi il solo pacioso Prodi in tenuta di rappresentanza, quindi, rispetto ai rivali, almeno un motivo in meno per ravanarci gli zebedei. Si parte con l’inno di Mameli, parte dei tedeschi lo fischia ignobilmente ma Rino Gattuso, con gli occhi chiusi, canta a squarciagola… come dire “non vi vedo e non vi sento!” Segue l’inno tedesco e tutto il popolo germanico si unisce in una sola e fiera voce… niente fischi stavolta, chissà come mai. Ed ecco finalmente il segnale d’inizio da parte dell’arbitro: le squadre sono guardinghe, si studiano e sfruttano i lampi di genio dei rispettivi ispiratori di gioco, Pirlo-Totti da una parte, Ballack dall’altra. Al 15’, proprio da un lancio al bacio di Totti, nasce un’occasionissima per Perrotta che riceve la palla al limite dell’area ma spreca tutto sbagliando lo stop in corsa e consentendo l’uscita di Lehman. La Germania risponde con una conclusione alta di Podolski, davvero poca cosa. L’impressione è che gli azzurri stiano controllando il gioco, come del resto testimonia il vantaggio nel possesso palla, ma il gol non arriva; ci va vicinissimo Toni al 30’: splendida azione di Grosso sulla sinistra e cross radente per il bomber che la tocca di piatto verso la porta ma salva tutto, in scivolata, l’attento Metzelder. Al 34’ succede un fatto mai visto prima: gli azzurri mettono fuori la palla per consentire i soccorsi di un giocatore infortunato e, alla ripresa del gioco, i tedeschi si “dimenticano” le regole della cavalleria e vanno ad impostare una nuova azione tra l’incredulità dei ragazzi di Lippi; sarà la paura di perdere, sarà la distrazione o la mancanza assoluta di sportività? Difficile rispondere, anche se l’esatta ripetizione dell’accaduto nel secondo tempo fornisce qualche indizio in più. Mentre mezza Italia sbotta indignata (l’altra metà ha la bocca piena vista l’ora) un errore a centrocampo dei nostri porta Schneider alla conclusione dal limite dell’area; per fortuna la traiettoria del tiro è alta e Buffon tira un sospiro di sollievo. Si giunge così alla ripresa e la Germania, spronata dal suo capitano, si fa più intraprendente: Buffon salva il risultato con una uscita miracolosa su Klose, scatta poi il nostro contropiede e Grosso, trovatosi a pochi passi dal portiere avversario, non sfrutta una clamorosa opportunità… si rifarà più avanti, con gli interessi. La mancata segnatura demoralizza un po’ i nostri, tanto che i tedeschi avanzano il proprio baricentro e cominciano ad assediare la nostra difesa ma Cannavaro e compagni non mollano un pallone. In questo frangente, le nostre uniche occasioni di far gol sono affidate ai calci d’angolo ma né Totti né Camoranesi né Pirlo riescono a calciare in modo accettabile, tanto che Lehman si diverte come un bambino ad uscire ogni volta in presa alta …beato lui. Entra Giardino per lo sfiancato Toni e l’Italia mantiene il suo assetto ad una sola punta, mentre, dall’altra parte, Klinsmann cambia le ali sperando in una maggiore spinta offensiva. Panico al 32’, quando l’arbitro si inventa un fallo di Cannavaro al limite della nostra area: l’abbaglio è colossale, non solo perché il fallo non c’è ma anche perchè il contatto contestato avviene dentro l’area. Ballack si incarica di battere e mentre vedo due tedeschi che si aggregano alla nostra barriera penso tra me e me: “ecco, adesso tira , i due si spostano e Buffon è fregato…” ; quasi non voglio guardare, mi faccio coraggio ma intanto ecco che parte il tiro…. FUORI!!! Una bordata pazzesca che tramortisce qualche tifoso in curva, con Buffon che, scampato il pericolo, si preoccupa per le sorti della sua bella compagna presente sugli spalti. Il pensiero generale è che l’occasione da ladroni, i padroni di casa l’abbiano avuta, ma visto lo spreco di cotanta generosità arbitrale, ci si fa l’idea che il peggio sia passato e che, male che vada, si possa arrivare ai supplementari senza ulteriori grossi pericoli. I tedeschi sembrano della stessa opinione, tanto che quasi subito tirano i remi in barca e pensano più a difendere che a offendere. Al 40’ sfiga vuole che il poetico lancio di Totti in area avversaria giunga ancora a Perrotta; il volitivo ma impreciso centrocampista azzurro non riesce ad anticipare Lehman per un soffio e, per la serie oltre il danno la beffa, si becca una gomitata DOC proprio dal portiere in uscita. Chiudiamo i 90’ con questa ghiottissima occasione, purtroppo fallita miseramente come le precedenti. Si va ai supplementari con il pensiero a quel mitico Italia-Germania 4-3 di Messico 70’ con il gol di Rivera che ci portò in finale contro l’imbattibile Brasile di Pelè. I tifosi di entrambe le parti sono ora uniti in una snervante attesa e, mentre si aspetta la ripresa del gioco, Lippi decide per una sostituzione a dir poco coraggiosa: esce Camoranesi, stanco, nervoso e ammonito (quindi estremamente pericoloso…) ed entra Iaquinta; è la mossa vincente perché l’alto attaccante calabrese, schierato sulla fascia destra, si dimostra un pericolo costante per la difesa avversaria. L’Italia prende coraggio, ma la sfiga sembra non voler abbandonare i nostri per un attimo: prima Gilardino colpisce il palo dopo una travolgente azione sulla destra e poi, un minuto più tardi, è Zambrotta a colpire clamorosamente la traversa con un siluro di rara potenza… Anche Lippi, come tutti gli italiani, se la prende con la malasorte e il suo spontaneo “Vaffa” viene trasmesso in diretta mondiale. Mentre mi domando se in Cina abbiano visto le gesta del nostro c.t., data la presenza di un sistema di censura simile a quello utilizzato dagli americani durante il SuperBowl (onde evitare ulteriori visioni dei seni scoperti di Janet Jackson), Podolski esce dal suo personale letargo andando a colpire di testa un bel cross di Odonkor dalla destra: il risultato è fortunatamente scarso e il pallone si perde sul fondo. C’è solo il tempo di veder entrare Del Piero per Perrotta e poi il primo extra time si conclude. Si riparte subito e sono ancora gli azzurri che, sfruttando le energie dei nuovi entrati, si spingono coraggiosamente alla ricerca del vantaggio: Del Piero si trova spalle alla porta all’altezza dell’area piccola, cincischia, tenta di girarsi e perde palla facendo partire il contropiede avversario; sono attimi di terrore, Podolski si invola verso Buffon e ,da fuori area, tira una minella di rara potenza sulla quale Gigione nostro deve superarsi. Non c’è più un attimo di pausa, l’infinito Gattuso prende in mano la squadra aiutando la difesa, recuperando mille palloni a centrocampo e correndo anche per Totti che ormai sembra aver finito la benzina; intanto Del Piero si mangia l’ennesima palla gol sparecchiando a lato l’ottima palla servitagli da Giardino. Dopo aver ripreso fiato per qualche minuto, ci prova anche Pirlo con un tiro dei suoi dalla distanza, ma il portierone avversario si supera, dimostrando di non essere più lo sciagurato pippone dei vecchi trascorsi milanisti. I rigori si fanno ormai inevitabili, mancano 2 minuti al fischio finale e Del Piero batte un calcio d’angolo, forse l’ultimo… la palla arriva a Pirlo che, appostato al limite dell’area, attira verso di se tre avversari liberando così Grosso sulla destra; il passaggio al terzino palermitano è immediato e immediata è anche la conclusione dello stesso: il calcio, di sinistro a giro, imprime al pallone una traiettoria magica… stavolta non ci sono pali, traverse e portieri che tengano… E’ GOOOOOL!!!! La gioia italiana esplode prorompente e l’unico ferito è il cuore di milioni di tedeschi icreduli. Gli undici di Klinsi provano il tutto per tutto alla ricerca del pareggio ma Cannavaro,con un intervento da capitano vero, sventa la minaccia e porta palla fino a centrocampo dove lascia a palla a Totti il quale serve a sua volta palla a Giardino, involatosi solitario verso la porta avversaria; tre avversari si apprestano a contrastarlo ma un Del Piero in cerca di riscatto giunge indemoniato dalle retrovie, chiama palla a gran voce e, dopo aver ricevuto il passaggio, batte Lehman con un tiro di destro a giro d’altri tempi… 2-0 e Italia a Berlino!!! E mentre Libero titola «Più che la pizza, il mandolino. Nel senso del culo, che gli abbiamo fatto», l’Italia intera infuoca di gioia le piazze e sogna di rivivere la notte mundial del lontano 11 luglio ’82… Speriamo e tifiamo.

"Que golazo Fabio Grosso!!"




"Andiamo a Berlino Beppe!!"

domenica, luglio 02, 2006

Ciao ciao (C)Gordito


E' fatta.. il Brasile degli spocchiosi, dei giocatori da circo che corrono solo con la palla tra i piedi, è finalmente fuori dai giochi; niente di personale contro questi simpatici e festaioli ragazzi ma quando si arriva ad un mondiale con un titolo da difendere non si possono accettare certi atteggiamenti di superiorità. I milioni delle multinazionali dell'abbigliamento sportivo non decidono le vittorie ( almeno non ancora, voglio sperare... ), ce lo ha dimostrato una Francia che, una volta tanto, ha messo da parte la propria grandeur ed ha sfoggiato una prestazione ineccepibile dal punto di vista dell'impegno e dell'umiltà. Fautore principe dell'impresa è stato uno sfolgorante Zidane, un giocatore che mai ho amato, ma che rispetto profondamente per come sta guidando i suoi compagni e come sta gestendo il suo ritiro dal mondo del calcio; vive ogni partita come fosse l'ultima, dando in ognuna tutto se stesso... una bella lezione per tutti i paperoni del pallone (anche se in fondo pure lui è uno di questi).
Questo mondiale sta dimostrando che, più delle doti tecniche dei singoli, valgono la coesione e lo spirito di sacrificio del gruppo; oltre alla sfida Francia-Brasile lo si è visto anche in Argentina-Germania, dove i biancocelesti, che restano tuttora la migliore squadra vista nel torneo, si sono disuniti nei minuti finali dell'incontro dando per scontata la loro vittoria mentre erano in vantaggio per 1-0..."via una punta e il regista, e ci copriamo di più" ha pensato il c.t. Peckerman, "così non riusciranno a segnare"; la squadra si è rilassata rinunciando ad attaccare, si è rintanata in difesa ad aspettare il gol dei tedeschi che, pur disordinatamente, hanno assediato compatti il fortino avversario riuscendo a sfondare a 10 minuti dal termine... la forte componente ambientale ha poi fatto il resto al momento dei calci di rigore.